WILMA LIANA ALONGE: FIGURE E RITRATTI
Volti ed atteggiamenti densi di sentimenti, di pensieri, di quell'intangibile eppure così chiara espressività che il pennello di Wilma Liana Alonge sapeva imprimere nei volti dei suoi ritratti, con l'occhio attento e sensibile di chi conosce le mille sfaccettature dell'animo umano. La predilezione della pittrice per le figure e i ritratti va probabilmente ricondotta ai tempi della sua formazione artistica, quando le regole per assurgere al mondo dell'arte erano quelle ferree del confronto professionale sul campo, che richiedevano agli artisti la conoscenza di tutti i principali filoni pittorici. La maestria che Wilma raggiunse in questo settore non avrebbe bisogno di troppi commenti; ne testimonia la sua stessa attività, che l'ha vista, negli anni settanta, eseguire ritratti per nobili e personaggi genovesi, e di come la sua attività artistica dovesse essere considerata nella Genova di quegli anni. Ma al di là di committenze più o meno importanti, il bisogno della pittrice di raffigurare personaggi e ritratti, va ricercato nella sua necessità di fondersi col genere umano, di andare, attraverso l'indagine di un volto o di uno sguardo, alla radice di quel segreto, di quel miracolo, di quel soffio vitale che caratterizza ciascuno di noi e che ci accomuna tutti, pur nelle diversità. Non per niente, Wilma dipinse figure e personaggi nella sua produzione quotidiana, per fermare un momento di vita, una scena vissuta, forse un ricordo lontano che nei suoi dipinti tornava a rivivere di nuovo, magari con l'aggiunta di quel tocco di mistero e fantasia che scaturisce dal filtro onirico della memoria.
Silvia Arfelli
2002