WILMA LIANA ALONGE: L'ELEGIA DEI FIORI
Wilma Liana Alonge è stata protagonista di una pittura nobile, aulica, ricca di spunti e di rimandi ai grandi temi della storia dell'arte, ma, al tempo stesso, un'artista moderna e vera che ha saputo innovare quei temi, imprimendogli un timbro espressivo del tutto caratteristico ed originale e ricco di personalità.
Io ho conosciuto l'opera di Wilma Liana Alonge attraverso una delle sue produzioni più passionalmente ed intensamente vissute, quella relativa ai vasi di fiori. Nature morte? Non si direbbe proprio, considerata la grande vitalità che l'artista sapeva imprimere alla raffigurazione dei fiori recisi, la danza di corolle che sembrano muoversi come spinte da un vento leggero, il ritmo che le scansioni cromatiche alternano in un gioco serrato di luci e di ombre. Nei vasi di fiori dipinti da Wilma, c'è tutto un microcosmo in fermento continuo che la pittrice sapeva catturare dai fremiti della natura per trasferirli abilmente sulla tela: pennellate piccole e precise connotano la tecnica dell'artista, pennellate in cui il colore sembra seguire le sorti di un proprio incantesimo, ora diluendosi in molteplici sfumature, ora addensandosi maggiormente in quella pastosità che definisce anfratti, nervature, zone d'ombra. La grande vitalità che traspare da queste opere, lascia intuire quanto l'artista amasse la natura e l'alto grado di sentimentalità ed emozioni che dalla natura, Wilma riversava nei suoi dipinti. E' interessante osservare come il gesto pittorico, magari teso a definire un petalo di rosa, sia spesso caratterizzato da una circolarità repentinamente interrotta, da rotture evidenti e ritorni continui, assillanti quasi, più volte a cercare, a caratterizzare, a puntualizzare sempre meglio le vivacità e i ripensamenti di una pittura che ha richiesto una lunga stasi gestazionale ed una grado di elevata difficoltà nella realizzazione.
Un grande lirismo ed un grande senso poetico si percepiscono in questi dipinti, in cui l'artista taglia lo spazio con forme oscillanti e si abbandona a creazioni morbide, voluttuose, dense di significati. Sono datate 1970 altre due opere, due oli su tela, intitolati semplicemente "Composizione di fiori" e "Fiori": i fiori sono in gran parte papaveri e si stagliano rosseggianti in un fondo azzurro che sfuma verso il turchese e che pare tendere all'informale; sono, quelli realizzati da Wilma, sfondi spesso neutri ed astratti, sfondi che al di là del colore scelto sembrano diventare quasi esclusivamente campo d'azione della luce, fatti di campiture diverse, di chiaroscuri che giocano sul dipinto un ruolo più che mai suggestivo. Entrambe le opere citate rivelano un'opulenza compositiva non priva di entusiasmanti effetti cromatici, ma sempre misurata nell'impianto e nello stile. D'altronde il 1970 è un anno che vede l'artista impegnata con l'accademia Internazionale "Leonardo Da Vinci" di Roma, mentre immediatamente dopo, nel 1971, diventerà membro effettivo del Comitato di Studi Europeo per le arti e la cultura: comincia in quegli anni, infatti, il ricco palmarès di premi, riconoscimenti ed onorificenze che Wilma Liana Alonge riceverà sia in Italia che all'estero.
Tornando ai suoi amati fiori, vanno sottolineati la spontaneità e la naturalezza con cui Wilma si orientò verso questo genere che, pur non tralasciando le altre sue opere dedicate allo sviluppo della figura umana o al paesaggio, consentono però all'artista di raggiungere qui una sua espressione più vibrante, più libera e personale. I vasi di fiori si realizzano in una forte successione di contrasti, fra lo squillante cromatismo che domina il dipinto, ad esempio, e la silenziosa, immota fissità che lo stile dell'artista riesce a trasmettere attraverso studiate velature. Una tavolozza vibrante e accesa, quella di Wilma Liana Alonge, che sembra tradurre nel colore la grande abbondanza di note e di spunti che dovevano caratterizzare la sua personalità.
Il colore, si diceva prima, il colore interpretato da Wilma come mezzo pregnante della sua pittura: i suoi fiori vivono di tonalità intense, di ritmi cromatici corali e straordinariamente efficaci, di mutevoli combinazioni che esaltano la pennellata dell'artista, l'ordinata, precisa sequenza con cui il tessuto pittorico si compone di mano in mano in risultati sempre più avvincenti. Dalle opere di Wilma Liana Alonge si presume una profonda conoscenza che la pittrice doveva avere delle grandi stagioni dell'arte: sono, le sue, rappresentazioni a metà fra la realtà e il sogno, racconto di un grande universo onirico che nella fantasia e nella creatività di Wilma, poteva essere anche tutto lì, racchiuso negli aneliti di fiori che, proprio perché recisi, l'artista coglie nel momento di massimo splendore, fissando per sempre sulla tela quel momento estremo, di durata spazio-temporale illimitata: un attimo, un soffio, un sogno o forse per sempre: è sostanziale la differenza? C'è un alone di magia e di tristezza al tempo stesso, se ben riflettiamo su queste opere; d'altronde il temperamento deciso che la pittrice doveva avere, l'ha portata a raccogliere il sentimento di caducità che si rivela, alla fine, in ogni manifestazione vitale. Nei suoi vasi di fiori, Wilma coglie proprio questo: l'estrema bellezza, ma anche la precarietà e l'immediatezza con cui si stemperano certi ardori cromatici, certe incisività, pur conservando quell'anelito che è fondamentale in questa produzione pittorica. Non ci sono fiori appassiti nelle opere di Wilma: anche quelli abbandonati, apparentemente senza un ordine preciso, alla base del vaso, esprimono splendore e forza, rivendicano il loro ruolo, fanno parte di una coreografia del dipinto che imprime vigore e solidità all'insieme. Nei vasi di fiori, Wilma Liana Alonge realizza una sorta di proprio manierismo non alieno dagli echi di una certa complessità barocca, ma al tempo stesso, raffinata e attuale, in un continuo rimando fra complessità e leggerezza, fra particolarità e sintesi. Da queste opere, giunge a noi il mondo interiore di Wilma, giungono echi del suo carattere e della sua personalità anche a chi non l'ha mai conosciuta. L'arte racchiude dimensioni diverse da quelle che l'opera in se stessa pare svelare: i vasi di fiori, che oggi costituiscono un eredità pittorica tanto importante che l'artista ci ha lasciato, sono il frutto di un dialogo serrato con la natura, con il fluire del tempo e con lo scorrere degli eventi, ma, contemporaneamente, un'analisi introspettiva dell'artista, un offrire, attraverso la pittura, una rilettura del tutto singolare sul sé, sui propri temi, sul valore della memoria, sul passaggio veloce di una gioia, di una sensazione, forse di un rimpianto.
Silvia Arfelli
2002