Wilma Liana Alonge, donna e pittrice
Devo confessare di essere rimasta affascinata dalle opere di Wilma Liana Alonge, perché la sua pittura va a toccare le corde dell’intimo, sembra voler instaurare un dialogo personale invitando al ricordo e alla riflessione. Come donna mi sento poi gratificata per questa testimonianza femminile in un settore dell’arte come la pittura, così prepotentemente caratterizzato da presenze maschili. Non voglio certamente apparire una femminista fuori moda, ma soltanto sottolineare che nella pittura, ancor più che in altri campi, la donna è tenuta a una rigorosità formale e sostanziale che non a tutti viene richiesta.L’errore dell’uomo, sia tecnico che di impianto scenico, non è mai determinante; quello della donna è pretesto invece per una classificazione ad un livello inferiore. Non si è più considerati artisti ma dilettanti con la passione dell’arte, quando non peggio.
Partendo da questa considerazione si deve invece guardare con particolare ammirazione a quelle donne che sono riuscite a lasciarsi alle spalle la preoccupazione di venire giudicate nelle loro espressioni artistiche, che sempre più spesso sono allo stesso livello, se non superiore, dei loro colleghi.
E’ questo il caso di Wilma Liana Alonge che ci ha lasciato lavori pregevoli per struttura del disegno, incisività dei tratti e gradualità dei toni. Si può notare un preponderante interesse per la figura umana, una prolungata insistenza per i volti, attraverso i quali - a volte – si viene a creare una vera e proprio storia. I suoi colori non sono violenti ma misurati con attenzione e tendono a creare atmosfere incantate, sospese tra sogno e realtà. Sono raramente il colore viene usato per creare contrasti preferendo stemperarlo in dissolvenze per non causare squilibri nell’impianto generale. Il tratto è sicuro, senza ripensamenti, e laddove acquista di incisività viene attenuato dall’uso accorto del colore, determinante per mantenere l’atmosfera sostanziale della composizione. Oltre questi aspetti, che a ben guardare sono la base per ogni pittore che non sia alla ricerca del paradossale e del sensazionale, sono rimasta colpita dalla capacità di Alonge nel trasmettere sensazioni profonde attraverso le proprie figurazioni.
Non è mia intenzione lasciarmi prendere dalla tentazione di una analisi introspettiva, che richiederebbe uno studio molto più completo dell’intera opera pittorica della nostra artista accompagnato da una maggiore conoscenza del suo pensiero e del suo mondo interiore, ma credo sia possibile azzardare alcune considerazioni. Innanzitutto alcuni tratti di tristezza ravvisabili nei volti mi sembrano indicare, più che una condizione personale, una sorte di attonito stupore per quello che ci circonda. E’ la realtà esterna che si presenta come nemica con i sussulti della cattiveria quotidana, con lo stillicidio della malvagità che ci assale giorno per giorno inaridendo la ragione della speranza, con il retaggio di un secolo tremendo che ci preme alle spalle con una storia di sangue ed orrori che sale fino ai nostri giorni e continua imperterrita con motivazioni di natura politica, etnica, religiosa, sociale, senza darci tregua, comprimendo il cammino di una umanità che sembra sempre avviata a raggiungere vette impensabili e ricade invece in abissi di abiezione. E allora la donna ritrova il suo punto di appoggio nell’abbraccio con l’uomo in una ricerca di solidarietà che sembra ricomporre l’unità umana. E’ facile ricordare il passo della Genesi in cui si ammonisce “non è bene che l’uomo sia solo”, ed è infatti con questa rappresentazione dell’abbraccio che la pittrice sembra indicarci la strada della salvezza, in una ritrovata solidarietà umana, in una raggiunta fraternità che permette di fare fronte comune contro ogni avversità.
Un’ultima considerazione mi sia infine consentita per il senso estetico delle figure.
Alonge vuole rappresentare la figura femminile in maniera positiva, ma non indulge in un manierismo fine a se stesso. La bellezza dei volti è bellezza vissuta, sofferta, che sottintende lotte e conquiste, vittorie e sconfitte, ma soprattutto l’indomabile volontà di riaffermare il valore della vita anche oltre la morte. Non si può che essere grati ad una donna che è riuscita a lasciarci una così importante testimonianza pittorica unità ad un messaggio così profondo.
Rosanna Biancalani
1997